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La seta, un piccolo capolavoro della natura La seta, un piccolo capolavoro della natura

A prima vista, questa pallina tenuta tra le dita della mano, assomiglia ad un batuffolo di cotone ma guardando con più attenzione ci accorgiamo che in realtà si tratta del bozzolo della crisalide di “Bombyx mori”, la vera artefice di quel miracolo, tutto naturale, che è il filo di seta.

 

La scoperta di questo prezioso materiale, secondo quello che narra un’antica leggenda, si deve ad un’imperatrice di nome Xi-Ling-Shi che passeggiando in un giardino notò dei bruchi. Incuriosita ne sfiorò uno con un dito e, come per magia, dall’animaletto spuntò un filo di seta che lentamente l’imperatrice avvolse intorno al suo dito.
Immediatamente la donna si rese conto della sensazione di calore che trasmetteva questo materiale e osservando nelle vicinanze dei piccoli bozzoli capì il legame tra il baco e la seta. Xi-Ling-Shi insegnò quanto appreso al suo popolo e la notizia si diffuse nel paese gettando le basi per la sericoltura.
Lasciando da parte le leggende, i vari reperti storici che sono arrivati fino a giorni nostri, collocano le origini della lavorazione della seta in Cina dove a quanto sembra già nel 6000 a.C. si conoscevano i rudimenti della bachicoltura e della filatura della seta. Secondo quanto narrano le cronache, inizialmente i preziosi tessuti che venivano prodotti con la seta erano destinati ai soli imperatori cinesi ma ben presto il suo uso si estese a più ampi strati sociali e a paesi al di fuori dei confini cinesi: grazie alla loro leggerezza e alla loro bellezza, gli abiti di seta diventarono in breve tempo un bene di lusso ambito e relativamente diffuso in tutte le aree raggiunte dai mercanti cinesi.
Nonostante la grande domanda di seta i cinesi riuscirono per più di 30 secoli ad essere i custodi di questa arte mantenendone il segreto e punendo con la morte ogni effrazione, mantenendo per lungo tempo il monopolio di questo prezioso materiale.
Nonostante tutti i loro sforzi, in epoche successive, si sono verificate fughe di notizie verso il Giappone, la Corea e l’India.
In Europa, sebbene la seta fosse già nota e apprezzata durante l’Impero Romano, la conoscenza della sericoltura è arrivata solo intorno al 550, attraverso l’Impero bizantino. Secondo una leggenda, furono dei monaci a trafugare le uova del baco da seta e a portarle fino a Costantinopoli. A partire dal XII secolo va segnalata la produzione della seta in Italia dove particolarmente rinomati erano i tessuti prodotti nelle città di Palermo e Catanzaro.
Nel XVII secolo, il primato passò alla Francia. Nella zona vicino Lione si sviluppò una fiorente lavorazione della seta alimentata anche dai molti artigiani italiani che si trasferirono qui per lavorare al di là delle Alpi (l’Italia in quel periodo era sotto la dominazione francese). L’allevamento dei bachi da seta ha conosciuto con il passare degli anni alterne vicende che hanno provocato, durante il periodo tra le due guerre mondiali, quasi la totale scomparsa di questa attività in Italia e più in generale in Europa. Nel Bel Paese, ancora oggi esitono realtà produttive valide concentrate soprattutto nel Nord, opifici che continuano a produrre tessuti di altissima qualità rivolti essenzialmente all’haute couture e all’arredamento.
 
 



 
Ma come si ottiene il filo di seta?
In primo luogo, la seta è una fibra naturale di origine animale ed è il risultato del filamento che il baco da seta secerne e con il quale forma il bozzolo che gli fornirà protezione durante la fase della metamorfosi.
All’origine ci sono le uova prodotte dalla Bombyx Mori, una farfalla allevata in modo sistematico proprio per produrre queste preziose uova. Una volta che si ha la “covata” questa viene stipata in un ambiente freddo. Il mantenimento di una temperatura rigida permette di controllare la schiusa delle uova che generalmente si fa coincidere con la nascita dei primi germogli sulle piante di gelso, infatti questi rappresentano l’unico cibo con il quale vengono nutrite le larve. Ad una temperatura di 22°, le uova iniziano a schiudersi e nascono dei bruchi, piccolissimi ma molto voraci. Dopo circa 4-6 settimane, le larve sono completamente sviluppate e misurano 7,5 cm. Smettono di mangiare, il loro colore cambia e si attaccano ad una cornice, ramo, albero, cespuglio nelle case da allevamento, per filare i loro bozzoli. Il baco da seta inizia a produrre un sottile filo per costruire un bozzolo dove si ritirerà per completare la sua metamorfosi. Una volta che il bruco è completamene avvolto nel bozzolo dovrebbe iniziare la metamorfosi che lo trasformerà in farfalla. Nella realtà solo una picolissima parte delle crisalidi che si sono formate porterà a termine questa fase, le altre verranno uccise perché se la pupa (crisalide) rimanesse viva inizierebbe produrre una sostanza che rovinerebbe il filo della seta. Dopo che la seta è stata raccolta dai bozzoli, è portata dai tessitori per la colorazione e la preparazione alla tessitura.

 


 


 



 

 



 

 

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